19 settembre 2017

Una mia intervista per il Blog di ProntoPro

“Oggi ho avuto il piacere di rilasciare un’intervista per il Blog di ProntoPro, dal titolo

 “Architetto: una passione per l’arte e la creatività che si fa lavoro

 

Da dove è iniziata la sua attività?

La mia attività è iniziata all’estero: Barcellona, ma soprattutto Oslo che è rimasta per sempre nella mia mentalità da progettista. La Scandinavia mi ha insegnato ad avere una straordinaria attenzione per la funzionalità senza mai sacrificarla per l’estetica. Non trascurando però il fatto che l’uomo è anche emozioni, affetti, sentimenti. Mi ha insegnato a progettare partendo dalla figura umana e creando lo spazio intorno ad essa. Mi ha insegnato a guardare la natura come infinita fonte di ispirazione e a rispettarla in ogni situazione. Mi ha insegnato a progettare con creatività e passione.

 

Quali sono i prodotti più richiesti?

Noi ci occupiamo di progettazione, il nostro scopo è rendere la casa dei nostri clienti bella e funzionale: una casa che sia adatta alle loro esigenze sia organizzative sia estetiche. Raramente ci occupiamo di altro, e raramente ci viene chiesto, perché siamo altamente specializzati su questo aspetto. Ritengo che sia importante rivolgersi ad un professionista sapendo che cosa si otterrà con grande precisione. Chi si rivolge a noi sa che avrà una casa costruita precisamente intorno alle proprie esigenze e che in quella casa vivrà nel migliore modo possibile. Gli spazi saranno giusti, proporzionati e l’architettura generale dell’ambiente sarà esattamente ciò che desiderava, perché il nostro compito è quello di capire i gusti del cliente. Non significa fare ciò che ci suggerisce il committente ovviamente, ma interpretar correttamente i sui desideri e bisogni e saperli mettere in pratica con creatività.

 

Quali sono le qualità più importanti per diventare un buon ristrutturatore?

Ascoltare il cliente. Noi non dobbiamo imporre la nostra visione dell’architettura o dello spazio. Dobbiamo creare case in cui le persone vivano bene, sia funzionalmente, sia esteticamente. Perciò non dobbiamo mai “convincere” nessuno, ma semplicemente ascoltare, capire di che cosa il nostro committente ha bisogno e poi renderlo …architettura. E’ molto più difficile di quanto si pensi, perché ogni volta bisogna trasformarsi e le nostre case saranno sempre diverse una dall’altra. E contrariamente a quanto si potrebbe pensare, se siamo abbastanza bravi, saremo anche in grado di trasmettere, in tutte queste case diverse, il nostro linguaggio, il nostro modo di pensare.

 

Cosa le piace di più del suo lavoro?

Vedere le persone felici quando vivono in una casa che ho progettato io. Incontrarle dopo anni e sapere che le famiglie sono aumentate perché hanno avuto figli che crescono in quegli spazi, che gli ambienti erano corretti, che la casa li ha aiutati ad avere una vita più serena. Fortunatamente capita spesso perchè l’attenzione che mettiamo nel nostro lavoro è al massimo livello. Questo mi rende un uomo felice.

 

Si emoziona mai a lavoro compiuto?

Sempre. Vedere una casa finita è la conclusione di un percorso che dura settimane, mesi. In questo periodo spesso si entra in confidenza con il cliente, ci si da del tu, si capisce qualcosa reciprocamente. E’ sempre una grande emozione sapere che una famiglia o un single vivranno per anni circondati dalle mie scelte e che lo spazio influirà sul loro umore, sulle loro scelte, sulla loro crescita. Amo questo aspetto del mio lavoro più di ogni altra cosa. E’ il senso profondo dell’architettura di interni.

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