3 ottobre 2015

L’ingresso nell’architettura di interni

Oggi parleremo di architettura di interni partendo dal marketing. Nel mondo del marketing circola un aforisma che dice: non avrai mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione. All’apparenza sembra una banalità, tuttavia racchiude in se un concetto molto importante anche per l’architettura di interni. Entrando in uno spazio definito, la prima impressione influenza inevitabilmente tutta la percezione che avremo in seguito di questo luogo. Attraversando una soglia di ingresso possiamo restare stupiti, delusi, affascinati, catturati, sentirci respinti o coinvolti. Insomma il primo sguardo sarà il termine di paragone di tutta la nostra interpretazione dell’ambiente che ci circonda e molto difficilmente riusciremo a modificare sostanzialmente quella prima impressione. Il grande architetto americano Frank Lloyd Wright, vissuto tra il 1867 e il 1959, era perfettamente consapevole di ciò e per questo, l’ingresso delle sue straordinarie ville è sempre posizionato in modo da costringere chi vi accede a compiere una sorta di giro panoramico della casa, in modo da preparare lo sguardo al tipo di ambiente interno che incontrerà.

Il corten protagonista nella casa di Marcello Cesena a Roma

 

Lavorando solo sull’architettura di interni della casa, naturalmente, non abbiamo la possibilità di compiere questo percorso esplorativo dell’abitazione, tuttavia quello che osserviamo appena varcata la soglia riveste sempre un ruolo significativo e quindi va curato con grande attenzione. Molto dipende dalla quantità di spazio che abbiamo a disposizione: in case di dimensioni ridotte infatti la tendenza generale è quella di recuperare lo spazio una volta dedicato all’ingresso dedicandolo ad altri ambienti della casa, in modo da renderlo più utilizzabile. Ma anche in questi casi, ciò che incontrano i nostri occhi entrando, offrirà comunque una prima impressione da tenere presente nella progettazione. Viceversa, qualora le dimensioni dell’appartamento siano più generose, un locale filtro che ci introduce in modo graduale allo spazio interno si rivela generalmente utile se non indispensabile. Ma proviamo ad analizzare separatamente i due casi.

Una casa divisa da porte scorrevoli che modificano la pianta.

 

Fino a qualche decina di anni fa, l’ingresso era un locale sempre presente, anche in abitazioni di modeste dimensioni. Si usava sacrificare parte della zona giorno per avere questo ambiente che in qualche modo consentisse di separare la zona privata della casa dalla scala condominiale di accesso. Come abbiamo detto però, la tendenza contemporanea è completamente cambiata. Con l’intento di poter disporre di maggior spazio possibile per la vivibilità quotidiana, si è progressivamente perduta questa abitudine per riutilizzare in modo più funzionale questa superficie. Succede così, sempre più spesso, che la porta di ingresso si apra direttamente sul soggiorno, rivelando immediatamente a chi entra il cuore della casa. Ma se ci limitiamo ad avere semplicemente una porta di ingresso (un portoncino blindato generalmente) che apre in modo brutale su questo importante locale, senza porci il problema di cosa si vede in quel momento, rischiamo di dare una prima impressione non adeguata al resto della casa. Occorre pertanto, in fase progettuale, ipotizzare il nostro punto di vista e creare una sorta di fondale scenografico che rappresenti il primo sguardo che si ha dello spazio interno. Spesso, nelle case costruite nel secondo dopoguerra, troviamo situazioni molto vincolanti come per esempio l’ingresso in un corridoio. In questo caso possiamo dire di essere quasi fortunati, in quanto quel corridoio può diventare quel percorso panoramico che inventò Frank Lloyd Wright. La percorrenza lungo questo spazio monodimensionale può infatti essere accompagnata da una lunga libreria con un’illuminazione attenta o da una sequenza di elementi ritmici (bastano anche quadri o belle stampe) in grado di segnare il percorso e di condurci, progressivamente, alla zona più intima della casa. Il contrasto tra questo ambiente monodimensionale e illuminato artificialmente con un soggiorno luminoso, rettangolare e arioso, darà sicuramente un effetto molto scenografico. Più complesso è invece il caso in cui la porta di ingresso sia direttamente sull’ambiente principale della casa. Qui le soluzioni possono essere molteplici e da valutare volta per volta: comunque sempre tendenti ad una sorta di rallentamento dello sguardo. Un esempio può essere il caso illustrato nella foto XX in cui, sfruttando la differenza di quota tra interno ed esterno superata con tre gradini che in qualche modo ci costringono a soffermarci, possiamo godere per un breve istante di una visione della sala dall’alto. Un punto di vista del tutto inconsueto in un ambiente generalmente complanare come quello di un’abitazione all’interno di un edificio multipiano.

Una casa con le pareti colorate per leggere e ascoltare musica

 

Nel caso di case più grandi, mi sento invece di dire che un locale separato di ingresso, sia di grande importanza perché svolge alcune funzioni fondamentali. Dal punto di vista psicologico infatti, consente di separare il dentro dal fuori, offrendo il tempo necessario ad ambientarsi al nuovo spazio. Questo luogo allontana le cose presenti nella casa: gli oggetti, gli arredi, imponendo una transizione temporale che ci aiuta a conservare maggiormente il senso di intimità che deve trasmettere un’abitazione. Ma l’importanza di questo locale non è solo psicologica, infatti, potendo disporre di questo locale, possiamo trovare spazio per contenitori funzionali che altrimenti verrebbero distribuiti (generalmente in modo disordinato e poco pratico) all’interno della sala: un piccolo guardaroba per i soprabiti, vari contenitori di oggetti e l’indispensabile nicchia per il quadro elettrico e la centralina dell’impianto antifurto. Nelle case del nord Europa, in Scandinavia in particolare, la tradizione prevede che in questo spazio si apra anche una porta con un piccolo servizio igienico e un ripostiglio per gli indumenti bagnati dalle frequenti piogge. Nel nostro paese il tempo è certamente più mite, tuttavia, se lo spazio a disposizione è sufficiente, anche questa funzionalità attribuisce un valore aggiunto a questo ex-protagonista dell’architettura di interni oggigiorno ingiustamente sottovalutato chiamato: ingresso.

Un materiale non consueto: il corten
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