13 novembre 2014

Ristrutturare una casa con sentimento, l’abitazione di Marcello Cesena a Roma

Ristrutturare una casa significa lavorare con le emozioni, dare forma a contenitori di impulsi, passioni, umori, entrare nella sfera privata di chi abiterà quegli spazi. “La casa è lo scrigno della vita” sosteneva Le Corbusier. E’ quel luogo in cui si esprimono i sentimenti più autentici e profondi degli esseri umani. Non si tratta di risolvere aspetti tecnici, di organizzare degli spazi, di distribuire nel modo più razionale possibile un ambiente di vita. Questi fattori, sebbene esistano e siano imprescindibili, rappresentano la parte più marginale del lavoro in architettura di interni. Sono solo il punto di partenza di un processo progettuale che entra in profondità nella vita delle persone. Non è possibile progettare una casa nella quale si svolgerà la vita di una o più persone, senza porsi l’obiettivo di creargli spazi adatti alle loro abitudini, luoghi che in qualche modo riflettano il loro carattere, ambienti che abbiano nel proprio patrimonio genetico gli stessi cromosomi di chi li abita. Occorre essere buoni osservatori innanzitutto, saper cogliere i dettagli e le sfumature nelle parole dei committenti, leggere in profondità le loro esigenze per poi elaborare e trasformare queste sensazioni in materiali, superfici, tessiture, …

Il corten protagonista nella casa di Marcello Cesena a Roma

 

Su questi principi si è basato il lavoro di ristrutturazione della casa romana del regista Marcello Cesena: una casa nei pressi di piazza Navona che doveva coniugare le sue esigenze di privacy ed intimità con gli aspetti più “relazionali” della sua professione. Una casa che fosse ad un tempo scrigno ma anche teatro della vita, che fosse un luogo di grande intimità e rifugio dalla frenesia della professione, ma che al contempo sapesse trasformarsi in una straordinaria scenografia per occasioni importanti.

Per ottenere questo risultato ho cercato di conoscere, o meglio di comprendere, più a fondo possibile il carattere del committente, perché questa comprensione costituiva per me il materiale stesso su cui basare il progetto. Così abbiamo parlato di cinema, arte, cucina, libri, lasciando in secondo piano i problemi tecnici di organizzazione della casa e concentrando invece l’attenzione sulle sue abitudini di vita, sull’interpretazione dello spazio domestico che lui stesso, a volte  inconsapevolmente, mi trasmetteva durante i nostri incontri.

Il corten protagonista nella casa di Marcello Cesena a Roma

 

Questo con l’idea di creare una casa “su misura” per Marcello Cesena, un luogo che fosse costruito sulle sue abitudini di vita non solo negli aspetti funzionali e distributivi, ma soprattutto dal punto di vista del carattere dello spazio, della conformazione dell’ambiente. Per questo è stato necessario conoscerlo a fondo: perché le sue passioni, i suoi gusti, i suoi gesti abituali, i suoi movimenti sono diventati il programma funzionale del progetto, il materiale con il quale ho lavorato per tutto il tempo della progettazione e realizzazione della sua casa.

Ne è nata una abitazione in grado di trasmettere forti sensazioni emotive, uno spazio ricco ma non sovraccarico, un luogo di grande impatto visivo ma al contempo caldo e accogliente. Convinto dell’impossibilità, per la vita dell’uomo, di abitare in spazi asettici, geometricamente perfetti, architettonicamente puri, ho cercato di creare un luogo improntato ad una grande essenzialità ma che mai trascende nell’intransigenza incurante delle necessità umane; uno spazio impostato su un grande rigore formale ma che sappia dialogare con i sentimenti e con le passioni dell’uomo.

Il corten protagonista nella casa di Marcello Cesena a Roma
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