23 ottobre 2014

Living room o soggiorno?

Negli ultimi anni, si utilizzano sempre più spesso due termini inglesi per identificare quell’area della casa che nella nostra lingua chiameremmo “soggiorno”. Si tratta delle due parole “living room” che oramai sono diventate parte del nostro vocabolario comune. Ma vale la pena di notare che l’uso di questi termini, soprattutto fra coloro che si occupano di progettazione, non è determinato da un vezzo o da una moda temporanea, quanto invece da un preciso significato che, nel dizionario inglese, è certamente meglio identificato rispetto al suo omonimo italiano.

Una casa per una coppia di appassionati di interior design.

 

La parola “living room” infatti, deriva dal verbo  to live, che significa vivere, fare esperienze, conoscere. Contrariamente a “soggiorno”, che indica una situazione temporanea, la living room è perciò quella parte della casa in cui gli abitanti non solo trascorrono una gran parte del loro tempo fra le mura domestiche, ma è soprattutto quell’ambiente in cui “vivono”, in cui entrano in relazione con gli altri componenti della famiglia, in cui incontrano gli amici, in cui costruiscono parte della propria esistenza. E’ pertanto evidente che, in un mondo in cui le relazioni interpersonali rappresentano la linfa vitale di ciascun essere umano, la zona living debba rivestire un ruolo fondamentale nella progettazione di una casa. Essa deve infatti rispecchiare il carattere delle persone che in quella casa abitano, deve essere in grado di comunicare il loro modo di essere e, soprattutto, deve essere capace di favorire (oppure anche di limitare se necessario) le relazioni che in questo ambiente si svolgono. Da tutto questo è assolutamente estranea ogni valutazione in merito alla dimensione dello spazio, infatti ogni casa è provvista di una zona di vita comune la quale, sia con generosità, che con misure minime, deve sempre rappresentare l’ambiente di vita ideale per gli abitanti. Così a volte il nostro soggiorno sarà suddiviso in ambienti separati per la zona pranzo, la lettura, il relax o ancora le relazioni sociali; altre volte la carenza di spazio ci imporrà di includere in un unico ambiente tutte le funzioni e spesso di farle coesistere con la cucina, altre volte ancora potrà essere ricavato in continuità con altri ambienti generalmente più riservati della casa: la zona notte e le camere. Tuttavia ogni volta e in ogni contesto, questa parte dell’abitazione dovrà sempre essere interpretata come una sorta di “specchio” degli abitanti, dovrà cioè essere in grado di rifletterne la personalità: in una parola, “rappresentarli”.

Una casa a Milano, ristrutturazione di Roberto Silvestri Architetto

 

E proprio questa è la domanda fondamentale che si deve porre un architetto nell’impostare il progetto di una casa: cosa occorre fare per creare un ambiente che “rappresenti” chi in quella casa abiterà? Come occorre impostare la progettazione per creare uno spazio che “assomigli” ai suoi abitanti? Quali sono gli elementi che concorrono alla creazione della personalità di un ambiente? Come vedere, non si tratta di una mera organizzazione funzionale dello spazio a disposizione, (questo è un aspetto facilmente superabile con le conoscenze tecniche di un professionista)  ma si tratta di qualcosa di ben più profondo: di una capacità di interpretare psicologicamente il modo di vivere delle persone e di saper tradurre queste caratteristiche psicologiche in spazi, forme, architettura. Per questo motivo non è possibile che due case, ancorché progettate dallo stesso architetto siano “uguali”, perché non deve essere il progettista ad imporre ai clienti i propri canoni, ma debbono essere i clienti stessi che comunicano il proprio modo di vivere all’architetto, che avrà il compito di tradurre il tutto in muri, materiali, finiture, luci, superfici, trasparenze, dettagli. Naturalmente i caratteri stilistici resteranno sempre presenti nella matita del progettista (o meglio nel computer), tuttavia lo spazio deve essere modellato precisamente secondo le esigenze di vita di chi vivrà in quella casa per assumerne la personalità, al fine di creargli un ambiente che diventi una perfetta “living room”, ovvero quella parte di casa dove si svolge la vita.

Ristrutturare una casa con spazi fluenti, Roberto Silvestri Architetto
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